Parlando di Semiotica e di arte classica, vorrei introdurre Quintiliano, poiché costui può essere considerato un semiologo ante litteram: egli ha reso figurativo un concetto astratto, quello dell’actio aristotelica, quinto momento della “retorica”, attraverso la descrizione di sessanta variazioni di gesti utili alla persuasione, fornendo quasi un vero e proprio trattato di chironomia (scienza del movimento delle mani) nella sua Institutio Oratoria databile al II sec.d.C.
Egli ha codificato per ogni fase del discorso dei gesti convenzionali, scandendo e cadenzando i momenti salienti dell’oratoria, stabilendo così in modo originale un parametro tra comunicazione verbale e non verbale: in altre parole compiendo un’analisi scientifica approfondita basata sull’associazione tra segno e significato.
Nell’interessante testo “Lo studiolo di Urbino: Iconografia di un microcosmo principesco” di Luciano Cheles si può esplorare un ulteriore legame semiotico: si passa dal rapporto tra oralità e gestualità, al rapporto tra gestualità e pittura: tra gestualità e immagine.
Come la pittura ha a che fare con la prosecuzione della ricerca semiotica dell’associazione tra significato e significante? La pittura è una scienza muta, ma non immobile e per questo manifesta la sua verbalizzazione attraverso il movimento, e attraverso simboli.
Cheles analizza l’iconografia rinascimentale dello studiolo più celebre della storia dell’arte, lo Studiolo di Urbino di Federico da Montefeltro, dipinto dal fiammingo Giusto di Gand con ventotto ritratti di Uomini illustri. È il gesto delle mani a distinguere i Dotti e i Filosofi dai Santi, per una particolare posizione delle mani chiamata disputatio, la stessa descritta da Quintiliano. Essa consisterebbe nel contatto dell’indice con il pollice ed è una delle immagini raziocinanti più codificate della storia. Inizia così un percorso che da Quintiliano giunge fino al Rinascimento Urbinate, e che ci illumina sull’importanza del gesto nell’arte, connotando le dita come attributi della ragione ed estensione della mente.
Lascio una postilla per chi volesse leggere dei testi interessantissimi sull’argomento:
Stefania Macioce “Arte, retorica e gestualità”; Chiara Frugoni “La voce delle immagini”; Andrè Chastel “Il gesto nell’arte”.
