Trovo particolarmente interessante lo studio dello storico francese Eduard Pommier “L’invenzione dell’arte nell’Italia del Rinascimento” nel quale si ripercorre l’invenzione del ruolo sociale dell’artista.
Pommier nel primo capitolo del libro La luce dei poeti ci svela che il vocabolo “artista” nasce proprio in Italia, e per la precisione è Dante a inventarlo e a utilizzarlo nel 1300 nella sua Divina Commedia. Tale parola non esisteva prima in latino, che utilizzava indipendentemente i vocaboli pictor, pittore, e artifex, artefice o artigiano. Dante dà invece una definizione di artista come colui in grado di coniugare mente e corpo, il mondo ideale con quello manuale, elevando l’artista a poeta.
Non è un caso allora che lo storico Belting attribuisca al 1300 l’inizio dell’arte intesa in senso estetico. Con Dante si ha una prima apertura dell’arte all’estetica, infatti l’arte non é più considerata solo una capacità pratica, ma intellettuale a tutti gli effetti. Nasce quindi il discorso sull’arte, ed è l’artista in primis a incarnare una consapevolezza intellettuale, che si emancipa nel Rinascimento anche grazie al riconoscimento alla pari dell’artista da parte dei suoi colleghi letterati e studiosi.
Dante, Paradiso, canto XIII, v.73-78
Se fosse a punto la cera dedutta
e fosse il cielo in sua virtù supprema,
la luce del suggel parrebbe tutta;
ma la natura la dà sempre scema,
similmente operando a l’artista
ch’a l’abito de l’arte ha man che trema.
Però se ‘l caldo amor la chiara vista
de la prima virtù dispone e segna,
tutta la perfezion quivi s’acquista.
Così fu fatta già la terra degna
di tutta l’animal perfezione.
Parafrasi
Se, al momento della generazione, la materia fosse perfettamente predisposta e il cielo fosse al massimo del suo splendore, la luce dell’idea divina che scende su di essa ad informarla trasparirebbe interamente in essa; ma la natura è sempre mancante di qualcosa, operando similmente all’artista, che rispetto alla perfezione dell’arte ha la mano che trema, cosicchè non riesce a tradurre che in parte nella materia l’immagine che ha nella mente.
Però se l’Amore dispone la vista umana della prima virtù, cioè della virtù divina, si raggiunge il massimo della perfezione. Così la terra, la materia, fu resa degna della perfezione umana.
Dante, Paradiso, canto XVIII, v.49-51
Indi, tra l’altre luci mota e mista,
mostrommi l’alma che m’avea parlato
qual era tra i cantor del cielo artista.
Parafrasi
Cacciaguida tornando a confondersi tra le anime del Paradiso, mostra a Dante, riprendendo a cantare, che egli era un artista tra i cantori celesti.
Dante, Paradiso, canto XXX, v.31-33
Dal primo giorno ch’i’ vidi il suo viso
in questa vita, infino a questa vista,
non m’è il seguire al mio cantar preciso;
ma or convien che mio seguir desista
più dietro a sua bellezza, poetando,
come a l’ultimo suo ciascuno artista.
Parafrasi
Dal primo giorno che Dante vide il viso di Beatrice egli tentò di lodare la sua bellezza con la poesia senza riuscirvi. Ora è necessario che il suo tentativo di raffigurarla poetando si arresti, come ogni artista giunto all’ultimo delle sue possibilità.