Oggi vi parlerò dell’arte che preferisco. C’è un’arte che preferisco tra tutte: quella che racconta l’azione. Pensiamo ad esempio all’arte contemporanea, dove si instaura un dialogo tra opera d’arte e spettatore. L’opera d’arte letteralmente agisce su chi la osserva scuotendo i suoi sentimenti. L’arte intesa in questo senso è solitamente considerata una prerogativa moderna.
Ma questo rapporto “teatrale” esisteva da ben prima dell’arte contemporanea. Ci è difficile cogliere dinamicità nell’arte antica, ci sentiamo osservatori lontani di quel mondo rigoroso e spesso statico.
Tuttavia voglio raccontarvi di un caso particolare, che vede una rottura dell’Universo statico: essa è attuata nel Rinascimento da Bronzino, il quale si pone come precursore di quella che oggi nell’arte contemporanea chiamiamo “arte performativa”.
Giungo così a illustrarvi la mia opera d’arte preferita, che è anzi un ciclo di opere che ricoprono la splendida Cappella di Eleonora da Toledo, dipinta interamente da Bronzino presso Palazzo Vecchio a Firenze.
L’opera fu commissionata da Cosimo I de Medici, marito di Eleonora, per le preghiere della moglie e consta di tre affreschi principali: La storia di Mosè ( divisa in tre scene principali: Passaggio del Mar Rosso; Caduta della manna e comparsa di sorgenti nel deserto; il Serpente di bronzo ), la Deposizione di Cristo e La volta con i santi e al centro il vultus trifrons.
Interessante è osservare la composizione. Un rapporto speculare si ha tra l’episodio del serpente di bronzo e l’episodio della Deposizione di Cristo: essi sono l’uno di fronte all’altro, rispecchiandosi anche concettualmente: nella Bibbia il serpente in croce era simbolo di Gesù.
La scena del serpente di bronzo è un anacronismo che fa presagire il sacrificio di Cristo. Ciò che accomuna le scene sulle pareti è il tempo della salvezza, che è lo stesso, e non il tempo ordinario.
Allo storicismo delle sequenze che si evolvono in senso narrativo sulle pareti si contrappone l’atemporalità della volta dove è rappresentato il vultus trifrons, simbolo della Trinità e allegoria dello Spirito Santo. È alla luce dello spirito che vanno interpretate le scene nella parte inferiore.
Le scene sulle pareti rappresentano dei momenti cronologici, ma allo stesso tempo presentano momenti spirituali, dunque la manifestazione più alta dello spirito nella storia, che è la Passione. Possiamo dire che gli episodi scelti rappresentano tempi diversi accomunati da un’unica dimensione: una verità che si automanifesta, la verità dello Spirito.
L’azione che l’arte ha sullo spettatore, possibile soltanto con la partecipazione attiva del suo sguardo, è un’operazione di conversione. La passione del serpente di Bronzo richiama la passione di Cristo, così come la passione di Cristo richiama la nostra passione, dal momento che, entrando nella Cappella di Eleonora, facciamo parte di una composizione aperta.
Ecco il carattere interlocutorio di Bronzino per Eleonora da Toledo, una volta entrata nella sua cappella privata: Eleonora, occorre che tu ricerchi la tua propria salvezza; la salvezza non termina con la figura storica di Gesù ma dialoga con noi attraverso il cambiamento.
Lo spettatore che entra nella Cappella di Eleonora entra a far parte di un movimento circolare che emana dall’alto, come una spirale hegeliana dello spirito. Che visione filosofica!
Vi auguro di provare presto questa emozione.
Flavia Guerrieri

La Deposizione di Cristo

L’episodio del serpente di bronzo

Il vultus trifrons