In questo articolo vi presenterò cinque immagini della cultura classica che raffigurano al loro interno sia un’attività di introspezione e di pensiero profondo, sia un aspetto rivoluzionario per quei tempi, in base a una mia personale classifica.

1) La Geometria, Gentile da Fabriano

La prima raffigurazione del pensiero si rifà a un modello scientifico: si tratta della Geometria di Gentile da Fabriano (vedi articolo “Una donna e i suoi angoli”). Qui l’allegoria della Geometria è presente come un modello inedito di donna; la sfaccettatura rivoluzionaria di questa rappresentazione consiste nel descrivere un processo di autocoscienza, di circolarità tra la donna e il quarto di cerchio che tiene davanti a sè, non a caso quasi a livello degli occhi. La novità consiste nel descrivere un processo di analisi (dal cerchio al quarto di cerchio) in cui la donna si rispecchia. In un’ottica inconsueta per il Rinascimento viene così privilegiato all’Universale il particolare.

 

2) Santa Barbara, Jan van Eyck

Il secondo modello è spirituale. Il soggetto è Santa Barbara di Jan van Eyck, una santa che venne rinchiusa in una torre dalla quale le era proibito uscire, che trasformò la prigionia in un momento di studio, diventando dottissima. Il carattere di introspezione e di autocoscienza è qui sottolineato dal legame responsivo e dalla circolarità tra sguardo e libro. Il carattere rivoluzionario dell’immagine sta nel rappresentare S.Barbara al di fuori della torre. L’uscita dalla torre diventa estensione dell’uscita dalla prigionia mentale, da una gabbia fisica che è possibile travalicare, in quanto non ci sono limiti alla conoscenza. Si tratta quindi di un’immagine “di formazione”, che delinea una crescita della protagonista durante il percorso di ricerca, in questo caso ricerca intellettuale.

 

3) Penelope dei Musei Vaticani

Il terzo modello è un modello mitologico. La Penelope dei Musei Vaticani è una copia romana di età tardoimperiale di una statua greca andata perduta. Penelope, moglie di Ulisse, è uno dei personaggi principali dell’Odissea (per uno sguardo più profondo sulla figura di Penelope e della donna in generale nella mitologia, consiglio “Anime assenti” di Laura Faranda). Se Ulisse è il prototipo della ricerca oltre i confini, Penelope è il modello della ricerca sedentaria. Alla donna comune infatti non era concessa la partecipazione intellettuale, la sua sfera di potere era legata all’ambito generativo e nutritivo, un ambito totalmente biologico. Penelope pur essendo una figura sedentaria compie una ricerca dinamica: infatti tramite la sua azione di tessere una tela di giorno e di disfarla di notte, mentre è in attesa di Ulisse, diventa protagonista della sorte del suo popolo. È così che di nuovo si tocca il tema dell’immobilità fisica, alla quale corrisponde tuttavia un’estensione mentale illimitata. La tessitura, che ha un suo referente nelle gambe incrociate della statua, diventa nel racconto mitologico simbolo di autocoscienza e di rottura in quanto rappresenta la reversibilità del pensiero, la sua facoltà di costruire e decostruire, dunque l’ingegno, rappresentato nella scultura dall’indice che indica la mente.

4) Ritratto di giovane donna, Lorenzo di Credi

Il quarto modello è un modello inedito di cui non sappiamo molto. Si tratta del Ritratto di giovane donna di Lorenzo di Credi. Il dipinto descrive una giovane donna, quindi il topos della donna comune, con una particolare gestualità che presenta una concordanza di opposti; da un lato le mani sono chiuse sul petto, a indicare chiusura verso di sè, dall’altro la sua mano sinistra regge tra l’indice e il pollice un anello, simbolo di datità. Dov’è qui il gesto di autocoscienza? Probabilmente nel significato di tale postura, ovvero la datità del sè al se stesso. Osservando meglio la mano sinistra noterete un dettaglio che ci permette di leggere l’immagine in tale senso: la particolare disposizione delle dita. Il contatto tra l’indice e il pollice è una figura retorica chiamata “disputatio”, in quanto usata per cadenzare il discorso oratorio (vedi articolo “Chironomia e retorica. Da Quintiliano al Rinascimento Urbinate”). Si potrebbe forse supporre che la donna chiuda le mani al petto per consegnare la sua anima tutta alla conoscenza. Il carattere rivoluzionario dell’immagine farebbe pensare a una dimensione volitiva del pensiero, rivolta a un ambito morale: il rifiuto del matrimonio come imposizione e la scelta dello sposalizio alla conoscenza.

 

5) Giovane malato, Lorenzo Lotto

Il quinto modello è per i ribelli, i quali si presuppone prediligano posizioni storte mentre ascoltano. Si tratta del sovversivismo del Giovane malato di Lorenzo Lotto, così chiamato proprio perché il sovversivismo del pensiero viene spesso scambiata per malattia. In tale dipinto osserviamo un uomo dalla postura disinibita e oscurata, immerso in un’attività di lettura. Quello che qui esprime autocoscienza è l’azione dello sfogliare le pagine del libro, nel quale l’uomo sembra immerso fino a perdere coscienza di se stesso. La sua collocazione disarmonica nello spazio farebbe pensare al rifiuto di un sistema cosmologico antropocentrico, mettendo al centro non l’uomo ma il concetto stesso di verità, che non è più divina, come vorrebbe il canone proporzionale, ma empirica. Si può ipotizzare che il dipinto anticipi il tema del pessimismo cosmico nel poeta Giacomo Leopardi, il quale sosteneva l’esistenza di una natura maligna impossibile da sovvertire. Questo quadro è infine rivoluzionario perché rappresenta la laicizzazione (seppur in ambito strettamente maschile), nel Rinascimento italiano, del gesto sacro della pagina piegata, già utilizzato nel Rinascimento fiammingo in molti dipinti come attributo del Cristo infante.

Analizzando queste cinque opere sono emerse caratteristiche che descrivono l’essenza dinamica del pensiero. Attitudine all’analisi, uscita dalla prigionia mentale, reversibilità del pensiero, la datità del sé al se stesso e il sovversivismo sembrano essere tutte sfaccettature del pensiero critico, che esaltano la relatività della conoscenza. Tuttavia non possiamo concludere che il pensiero stesso sia relativo e che non esista alcuna verità da indagare, perché cadremmo a nostra volta in un assioma.

Da un punto di vista semiotico, primo e secondo piano all’interno dei quadri analizzati assumono la conformazione di due livelli di profondità del pensiero, determinando uno sprofondamento dello spettatore al loro interno. Tale opposizione è ravvisabile nella dialettica tra realtà e porzione di realtà, nel rapporto tra il fuori e il dentro, tra l’io e la realtà esterna. Nel caso della Penelope invece non c’è una sovrapposizione di piani figurativi ma vi è un unico piano simbolico, quello tridimensionale della scultura, che tuttavia rimanda alle due sfaccettature del pensiero del fare e disfare la tela associate al mito, costruzione e decostruzione, nell’incrocio delle gambe, rispecchiando la mentalità greca in base alla quale, per citare il filosofo greco Eraclito, gli opposti coincidono.

Flavia Guerrieri

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