
Ildegarda di Bingen, Liber divinorum operum, foglio 9r
In questo articolo tenterò di delineare la teoria dell’ “uomo-microcosmo”, esponendo i più importanti modelli antropometrici rinascimentali.
La consuetudine in base alla quale l’uomo può essere definito con il termine microcosmo o mondo minore deriva dal rapporto di somiglianza che intercorre, al momento della creazione, tra uomo e Dio. Tale somiglianza si fonda sul fatto che l’uomo e il cosmo partecipano per natura dello stesso canone proporzionale, che sarebbe infuso da Dio stesso in quanto Logos o Ratio ordinatrice.
Di conseguenza il canone proporzionale nell’ambito della storia dell’arte viene considerato un canone divino. Occorre quindi effettuare un breve excursus sull’immagine dell’uomo inteso come microcosmo.
Per Vitruvio, l’uomo e il cosmo sono legati per essenza dallo stesso canone proporzionale, tanto che gli edifici stessi possono essere definiti antropomorfi: allo stesso modo il corpo dell’uomo viene considerato come un’architettura. Sono interessantissimi i disegni che testimoniano questo ambivalente rapporto.
Per Vitruvio rendere armonico un edificio non è solo un’esigenza estetica ma la condizione necessaria a connettere questa costruzione al sistema dell’universo. Ma in che consiste tale canone proporzionale? Vitruvio parlerà della qualità dell’euritmia, intendendo con essa l’armoniosità dell’insieme, dato dal giusto rapporto fra le misure intrinseche delle componenti dell’opera architettonica.
La somiglianza tra uomo e Dio è celebrata anche da Ildegarda di Bingen, la quale nella miniatura del foglio 9r del Liber Divinorum Operum rappresenta un’unione tra l’uomo, il cosmo e Dio.
Anche Dürer si mostra influenzato dal Timeo platonico, in base al quale Dio è infinito e ha dato al mondo la forma sferica in quanto essa contiene tutte le atre forme; così l’uomo ha di sferico l’anima e lo spirito.
Nel capitolo 36 del De Occulta Philosophia Agrippa di Nettesheim indaga in che modo l’uomo sia stato creato a somiglianza di Dio. Se l’immagine di Dio è il mondo, e l’immagine del mondo è l’uomo, (poichè egli contiene in sè tutti i pesi, numeri, misure e movimenti) allora l’uomo è immagine dell’immagine di Dio, ovvero mondo minore.
Per Leon Battista Alberti vi è un’intelligenza superiore che accomuna mondo inanimato (cosmo) e animato (microcosmo) che si rivela nell’impulso ad imitare, che nasce da quelle somiglianze che gli uomini intravidero nel mondo naturale. Perciò attraverso l’azione del togliere e dell’aggiungere il bravo scultore poteva raggiungere l’immagine perfetta.
Nei disegni di Michelangelo presenti sulla volta della Cappella Sistina possiamo notare che l’uomo è stato creato a immagine di Dio ma ha perso questa somiglianza a causa del peccato. La perdita della somiglianza all’immagine di Dio sarà supporto alle scelte iconografiche di Michelangelo. Il Mesiodens, il quinto incisivo nell’arcata buccale, che rompe la simmetria bilaterale del corpo { vedi articolo } rappresenta dunque il peccato originale che interruppe il rapporto tra Adamo e Dio.
Una volta asserito che l’uomo coincide con il microcosmo, in quanto uomo e cosmo partecipano per natura del canone proporzionale, possiamo indagare l’evoluzione del canone proporzionale stesso nella storia dell’arte, attraverso gli studi dell’Antropometria, ovvero la scienza della misurazione dell’uomo, che è intimamente connessa al cosmo: si parla di canoni proporzionali umani o di modelli antropometrici.
L’antropometria ha origini antiche, nasce infatti con gli Egizi che legarono l’esigenza di rappresentazione del corpo umano all’elaborazione di una griglia preventiva, che rappresenta una prima forma di canone.
Con i Greci il canone proporzionale viene ulteriormente indagato da Policleto, il quale afferma che “il bello si dà a poco a poco dopo molti numeri”. Tale rapporto delle parti con l’insieme era dato dalla simmetria.
In epoca romana Vitruvio sostiene che l’uomo sia inscrivibile in un cerchio e in un quadrato aventi centro nell’ombelico e aventi altezza pari all’ampiezza delle braccia.
Lo schema dell’uomo inscritto nel cerchio ritorna in Ildegarda di Bingen nella miniatura del foglio 9r del Liber Divinorum Operum e ancora negli schemi di Dürer, che applicherà l’ homo ad circulum a ben sette dei tipi proporzionali da egli stesso presentati nel II libro de I Quattro libri delle proporzioni umane.
Da questo momento assistiamo a un evento fondamentale nella storia dell’antropometria: il passaggio dall’ombelico (Vitruvio) al pube (Leonardo da Vinci) come centro del corpo umano.
Con Leonardo verrà messa in evidenza una sproporzione tra i due uomini ad circulum e ad quadratum, creati da Vitruvio, secondo il quale invece entrambi avrebbero il centro nell’ombelico. Leonardo afferma che l’homo ad circulum risulta 1/14 più basso dell’homo ad quadratum. Perchè le teste dei due uomini combacino bisogna innanzitutto che l’homo ad circulum divarichi le gambe e distenda le braccia. I centri delle due figure vengono inoltre sfalsati: l’homo ad circulum avrà centro nell’ombelico, simbolo del mondo celeste e dell’origine, l’homo ad quadratum avrà centro nel pube, simbolo del mondo terrestre e di procreazione. In questo modo le forme del quadrato e del cerchio diventano esplicative di due mondi: quello spirituale e quello materiale.
Possiamo così ricondurre il Rinascimento a un basilare tentativo di riarmonizzare l’uomo e il cosmo, definiti uno rispetto all’altro microcosmo e macrocosmo, in un periodo dove la tecnica e la scienza iniziano a minacciare le scienze teologiche. È interessante notare come tutto questo confluirà nell’ottica di un nascente umanesimo, dove all’uguaglianza tra uomo e creato subentrerà una gerarchia immaginaria che vede l’uomo (microcosmo) al vertice del creato (macrocosmo).

Francesco di Giorgio Martini, figura umana inscritta in una chiesa a pianta composita

Francesco di Giorgio Martini, figura umana inscritta in una chiesa a capanna a pianta composita

1.Francesco di Giorgio Martini, applicazione a colonne, capitelli e trabeazione del paradigma antropomorfico

2.Francesco di Giorgio Martini, applicazione a colonne, capitelli e trabeazione del paradigma antropomorfico

Il celebre disegno dell’Uomo Vitruviano illustra le proporzioni del corpo umano in forma geometrica, collocando il centro dell’homo ad quadratum nel pube e il centro dell’homo ad circulum nell’ombelico, al contrario di Vitruvio secondo il quale essi avevano entrambi centro nell’ombelico ed erano coincidenti.