Vorrei consigliarvi il libro di un mio Professore, uno dei più geniali storici di Michelangelo. 

Egli è stato infatti il primo a evidenziare, in Michelangelo, la presenza del mesiodens cioè di un incisivo centrale per esprimere il peccato e la dannazione. 

Nel suo libro si ripercorrono le opere più celebri ma anche quelle meno conosciute, passando dalla Cappella Sistina alla Pietà Vaticana, riscoprendo con occhi nuovi opere che tutti conosciamo.

Ho avuto l’onore di avere Bussagli come relatore e vi consiglio vivamente di acquistare il suo libro, originale e assai scorrevole. Cercherò di darvene un accenno, mostrando come l’arte di Michelangelo possa esprimere non solo simbolicamente, ma anche graficamente, il libero arbitrio dell’uomo rispetto alla predestinazione, ovvero rispetto alla salvezza o alla dannazione.

Iniziamo da accenni medici.

IL QUINTO INCISIVO È UNA PATOLOGIA ESISTENTE. IL NOME SCIENTIFICO DEL QUINTO INCISIVO È MESIODENS E IL CASO CLINICO È L’IPERDONTIA.

Nel 1560 Anatomia del corpo di Juan Valverde de Hamusco non offre un’adeguata descrizione del tema; bisogna risalire al “Practica Major” di Michele Savonarola, edito per la prima volta nel 1486. Michele Savonarola (1348-1412) fa parte a pieno titolo della storia dell’odontoiatria, in quanto a lui va il merito di averla elevata a disciplina scientifica. Savonarola spiega che la materia di cui sono fatti i denti è viscosa e che questa, per sua natura, può produrre “dentes dictos bastardes”. L’umidità in eccesso nella materia ossea può produrre un dente non previsto. Il nuovo dente si fa strada accanto a quello già presente in un percorso laterale rispetto alla linea retta che avrebbe dovuto seguire e sporge come dente soprannumerario nel consesso dell’arcata buccale.

Nel “De re anatomica” Realdo Colombo scrive che la chiostra dentaria è composta di 32 denti ma che ad egli capitò di vedere un vir nobilissimous con 33 denti. Egli utilizza l’avverbio tamen per spiegare che nonostante il quinto incisivo, si trattava di un uomo di riguardo.

Parliamo di SIMMETRIA.

1) Gli incisivi mediali concorrono alla definizione di simmetria? La risposta è si. Nel foglio 40v Cod.Windsor Leonardo spiega la struttura interna del cranio, dividendolo lungo l’asse sagittale che passa per i due incisivi mediali.

2)La simmetria concorre al concetto di bellezza? Si. Bellezza deriva dal latino bellus, diminutivo di bonus. Bellezza e Bene sono collegati. Ma il bene per Policleto (pensatore alla base di tutta l’estetica occidentale e dell’antropometria) è strettamente legato alla proporzione, infatti egli utilizza questo concetto nella sua definizione del canone proporzionale. 

3)…dunque gli incisivi mediali, essendo simmetrici, concorrono alla definizione di ciò che è bello e buono.

Il quinto incisivo o mesiodens al contrario rompe la simmetria del volto. Poichè il volto segue una simmetria bilaterale.

Parliamo di ARTE con mesiodens.

IL GIUDIZIO UNIVERSALE

Perché Michelangelo avrebbe bisogno di utilizzare il mesiodens nei suoi dipinti?

Michelangelo legge Gioacchino da Fiore, che legge a sua volta Dante. Michelangelo trae quindi ispirazione dalla teoria gioachimita, dove si rivelano i passaggi fondamentali della dottrina di salvazione dell’uomo. La teoria gioachimita distingue l’umanità ante-gratiam e l’umanità post-gratiam. Michelangelo è dunque influenzato dunque da Gioacchino da Fiore e da Dante nel rappresentare nel Giudizio Universale il ciclo evolutivo della redenzione dell’uomo, dal peccato originale fino alla salvezza.

La presenza del mesiodens caratterizza tutte le figure demoniache, e viene rilevata anche nelle raffigurazioni degli antenati di Cristo, che sono così esclusi dalla grazia.

Che i denti rappresentassero una colpa o una esclusione dall’armonia, lo si evince anche da un ulteriore passo che si suppone sia stato letto o conosciuto da Michelangelo. Tale è un Riferimento biblico di Ezechiele, cui Michelangelo doveva essere pervenuto tramite lo studio di Gioacchino, dove i denti sono considerati collegati all’idea della “colpa” che era rappresentata come l’atto di mordere un frutto proibito o “acerbo”.

Parliamo di CAPPELLA SISTINA.

Fanno parte dell’Umanità ante Gratiam:

Il gruppo degli Israeliti (Volta) Delle figure morse dai serpenti quattro sono segnate dalla presenza del mesiodens, mentre sulla parte sinistra del pennacchio troviamo i buoni, coloro che hanno rivolto lo sguardo verso il serpente di bronzo e infatti presentano una chiostra dentaria intatta. Spicca la figura allegorica della fede, vestita di bianco, che stigmatizza la responsabilità personale nella scelta di redimersi: la donna infatti viene morsa e graffiata ma volgendosi verso il serpente di bronzo riceve la grazia e non presenta il mesiodens.

– Noè e i fedeli nel Diluvio Universale(Volta) Michelangelo per questo affresco utilizzò il metodo medioevale della compresenza di momenti cronologicamente diversi all’interno della stessa composizione. Una saetta cancellata doveva dividere l’inizio dalla fine della vicenda biblica. Da un punto di vista narrativo, i momenti salienti dell’episodio biblico si esauriscono nella zona destra dell’affresco. Nella zona destra è ospitato un gruppo di figure che sembra rappresentare la nuova umanità purificata dalla tragedia del diluvio. Sullo sfondo l’arca di Noè viene considerata come allegoria della Chiesa a cui i fedeli naufraghi non riescono ad approdare, perché hanno perso la fede. Nella zona sinistra l’immagine del pentimento è affidata al bimbetto in primo piano, che si stropiccia l’occhio e piangendo, apre la bocca e scopre i denti, i quali qualificano il piccolo come buono, da contrapporre ai cattivi nella zona destra, tutti rappresentati con mesiodens. Tutta la zona sinistra svela concetti che Sant’Agostino aveva messo per iscritto.

– I due bambini dietro gli angeli del sole e la luna (Volta) Qui Michelangelo pone le premesse cosmogoniche del mesiodens, o predestinazione alla luce o alla tenebra; il male viene messo in diretta relazione con la mancanza di luce.

– Gli ignudi (Volta) Venti figure che mostrano una chiostra dentaria indefinita, poichè rappresentano coloro che vengono prima della rivelazione di Cristo. 10 hanno la bocca dischiusa con chiostra indefinita. 4 sono in evidenza sugli altri: 2 di fronte (in corrispondenza dello scranno della Sibilla Persica) e 2 di profilo (in corrispondenza con lo scranno della Sibilla Eritrea). L’ultimo degli ignudi, in corrispondenza dello scranno di Daniele, presenta invece il mesiodens poiché si volge verso la scena della creazione dei due luminari (motivo didascalico). Gli ignudi dunque non presentano collocazione, in quanto non appartengono nè alla luce ne all’ombra, perché sono fuori dalla storia della salvezza in quanto umanità ante-Cristo.

Parliamo di PECCATO ORIGINALE.

L’uomo è stato creato a immagine di Dio ma ha perso questa somiglianza a causa del peccato. È proprio la perdita della somiglianza all’immagine di Dio che sarà supporto alle scelte iconografiche di Michelangelo.

Il paradosso del bene e il paradosso del male sono così riuniti nel valore salvifico del volto.

Il mesiodens rappresenta il Peccato originale che interruppe il rapporto diretto fra Adamo e Dio, un vincolo che soltanto l’altissimo poté riannodare immolando il proprio figlio. Dunque Cristo con il mesiodens rappresenta la remissione dal peccato originale.

La pietà di San Pietro in Vaticano [1499] presenta infatti il Cristo riverso con mesiodens: egli sceglie, nella dannazione, la via della salvezza.

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