Uno dei miei quadri preferiti è La Geometria di Gentile da Fabriano dalla Sala delle Arti liberali e dei Pianeti di Palazzo Trinci a Foligno(1411). Penso infatti che rappresenti una visione inedita della donna.

Quello che più mi ha colpito è la presenza in una mano del compasso, andato distrutto, e nell’altra di una porzione di cerchio: la donna non sorregge un cerchio intero, come invece ci si aspetta in un’ottica facilmente ravvisabile nel Rinascimento, dove alla donna era associata l’Armonia, nel senso di perfezione, bellezza e totalità.

La “donna-geometria” qui non regge il cerchio, né una sfera, né un globo. Ma ne regge piuttosto un quarto esatto. È così che, più che di perfezione si può parlare di esattezza, due termini simili ma alquanto distanti nel significato, uno associato alla sfera estetica (perfezione) e l’altro a quella intellettuale (esattezza).

Ma ciò che più amo di questo quadro è lo sguardo che la donna rivolge al ritaglio di cerchio, come se lo stesse effettivamente interrogando. Quel quarto di cerchio diventa estensione di una porzione di realtà, che la donna ha bisogno di comprendere e di poter visualizzare, di afferrare davanti a sé per comprendere se stessa.

E il modo in cui la donna non si sofferma sul cerchio, sulla realtà per quello che appare, ma si addentra a voler cogliere l’essenza di un singolo quarto, di un singolo frammento di vita, mi emoziona.

Flavia Guerrieri

Gentile da Fabriano, La Geometria

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